C'è una strana epidemia che attraversa il nostro Paese: parliamo tutti, ascoltiamo in pochissimi.
Talk show affollati come stadi, social trasformati in arene, dibattiti ridotti a risse verbali. Non è il confronto che domina la scena pubblica, ma l'interruzione. Non è la domanda che interessa, ma l'affondo. L'importante non è capire: è vincere.
Ogni giorno assistiamo allo stesso copione. Ognuno arriva con la propria opinione già pronta, la sventola come una bandiera e se ne va identico a com'era arrivato. Nessuno cerca di capire davvero cosa pensa l'altro. L'ascolto è diventato una perdita di tempo, ormai non conta l'opinione dell'altro conta solo la tua e così il linguaggio non si solo è svuotato, ma si è completamente annullato.
Le parole non servono più a spiegare, ma a dividere: "buonisti", "fascisti", "élite", "popolo". Etichette che semplificano la realtà fino a renderla irriconoscibile. Non descrivono: cancellano. Non chiariscono: chiudono.
Nel frastuono generale, a sparire è soprattutto chi non urla, chi cerca di parlare sottovoce ma soprattutto chi cerca di capire.
Il cittadino silenzioso che affronta bollette, lavoro precario, sanità che arretra, servizi che si sfaldano. Chi ascolta senza trovare risposte. Chi osserva questo teatro mediatico sentendosi sempre meno rappresentato.
L'Italia che parla sempre e ascolta mai è un Paese stanco.
Stanco della propaganda permanente. Stanco di essere ridotto a tifoseria. Stanco di dibattiti che sembrano fatti apposta per non arrivare a nulla.
"Il Punto del Cittadino" nasce per provare a fare una cosa semplice e rara: fermarsi ad ascoltare prima di parlare.
Qui non cerchiamo verità gridate, ma domande poste bene. Non difendiamo appartenenze di partito, ma il diritto al dubbio e al ragionamento. Non inseguiamo lo scontro, ma il confronto anche quando fa male, anche quando è scomodo anche quando di fa incazzare.
Perché questo spazio non vuole essere un pulpito: vuole essere una agorà, nell'antica Grecia l'agorà era un luogo di incontro e socialità, uno spazio di discussione pubblica e politica.
Una piazza in cui la voce di chi scrive non è superiore a quella di chi legge, ma soltanto il punto di partenza o di incontro, per una conversazione civile e costruttiva.
In un Paese che sembra aver smesso di ascoltarsi, provare a restituire dignità al dialogo è forse il gesto più politico che possiamo fare. Questa rubrica sarà ogni mese questo: uno sguardo diretto sull'Italia reale, senza slogan, senza filtri ideologici, ne tantomeno tifoserie partitiche.
Solo una domanda costante: