Comprare casa è diventato un privilegio travestito da "obiettivo". I prezzi sono fuori scala e non c'entrano più niente con stipendi reali e vita normale. Nelle città paghi cifre assurde per spazi piccoli, spesso messi male, con la sensazione di star comprando un indirizzo più che un tetto.
L'alternativa che ti propongono è sempre la stessa: vai in periferia. Ma non è una scelta: è un trasferimento forzato. E il "risparmio" è una favola. Perché poi paghi tutto il resto: tempo buttato nei viaggi, stress, benzina, auto obbligatoria. La casa costa meno, la vita costa di più. E quello che risparmi da una parte lo bruci dall'altra, ogni mese, senza nemmeno accorgertene.
Poi c'è il lato grottesco: i costi collaterali sono diventati un ricatto. Un garage a 30.000 euro non è un servizio, è un'altra tassa sulla normalità. Non parcheggi l'auto – parcheggi un capitale. E intanto gli alloggi "accessibili" spesso sono accessibili solo perché hanno dentro una ristrutturazione pesante: impianti, umidità, infissi, bagno, cucina. Comprare "economico" significa comprare problemi.
Il punto vero però è un altro: senza una famiglia alle spalle, sei già fuori. Niente eredità, niente casa dei nonni, niente genitori che mettono l'anticipo: resta il mutuo pieno. E il mutuo pieno te lo devi far concedere da banche che ti guardano come un rischio se hai contratti fragili e stipendi ridicoli. È una contraddizione brutale: ti chiedono stabilità totale in un mondo che stabile non è più. Ti fanno sentire inadeguato per la precarietà che il sistema stesso produce, non lavori sei una persona che da precario vivi in perenne precarietà, sperando sempre magari in un contratto che non arriva e intanto passa il tempo...
Questa non è più solo economia: è una questione sociale. Quando la casa dipende dall'eredità, non stai premiando il lavoro: stai premiando la provenienza. Quando la città diventa accessibile solo a chi ha capitali, non è "riqualificazione": è espulsione. Quando un tetto diventa un lusso, è la società che si sta spaccando.
E poi ci fanno la morale: "fate sacrifici". Ma qui non manca la rinuncia al superfluo: manca l'accesso all'essenziale. Il risultato è semplice e feroce: chi parte avvantaggiato compra, chi parte da zero resta fuori. Non è un mercato libero. È una selezione sociale, fatta a colpi di anticipo, rate, e porte chiuse.
Forse in tutto questo c'è qualche cosa di sbagliato... O forse sono io che sono troppo pessimista.